AL DI LA' DEL MARE
Chi ha tentato
di uccidere il fotografo italiano Riccardo Valente davanti a uno dei
locali più malfamati di Palma? E soprattutto, perché?
Questo si chiede il commissario Guccione, siciliano trapiantato a
Majorca, ma con la sua Favignana ancora nel cuore. Per scoprirlo
dovrà seguire, insieme al lettore, il filo sconnesso dei
ricordi: chi è veramente Valente? Fotografo professionista,
cacciatore subacqueo, smaliziato donnaiolo, cameraman occasionale?
Un viaggio a ritroso, un’inquieta immersione in mari a volte troppo
profondi, alla ricerca dell’immagine perfetta, tra donne sfuggenti e
l’unico vero amore, sfuggito. Una partita a scacchi con la Signora dal
Respiro Gelido, l’appuntamento che Riccardo ha eluso per tutta la vita.
PROLOGO
L’ambulanza ingoia la notte
lasciandosi dietro una scia di luce urlante
e dolorosa.
Certo ci vorrà del tempo.
Forse non sarà sufficiente gettare via un immenso spazio di
solitudine e di pensieri per ricomporre il vuoto di una vita
abbandonata e persa, strapazzata ora nelle latitudini di un mondo
irreale, ora nelle inconsulte, frammentarie distanze, trascorse e
percorse chiedendosi sempre quanto e se ne fosse valsa la pena. Ma chi
può aver voglia di mettere un poco d’ordine nell’esistenza e
nelle ferite di un uomo ingombrante e noioso se anche lui per primo -
steso sulla lettiga dopo essere stato sbrigativamente rappezzato in
qualche modo - sta pensando a tutto meno che a darsi una mano per
combattere la Signora dal respiro gelido?...
…Scostava con noncuranza una piega del foulard della ragazza che si
chiamava sempre Desiré, aggiustava due o tre corolle facendo
rinvenire con delicatezza le gocce di rugiada sui pistilli per una
complessa immagine di still life e si lamentava con studiata dolcezza
per quella vita annoiata tra modelle, emulsioni, fissaggi e volet. Ogni
tanto gli capitava di conoscere qualche persona che viveva al di fuori
di quel meccanismo dove otturatore e diaframma la facevano da padroni.
Magari era una simpatica signora estranea a quel mondo che per un
attimo si faceva abbindolare dalla sua rilassata saccenza e dal fascino
di quei teleobiettivi che maneggiava con amorevole noncuranza. Era
inevitabile che l’illusione di aver trovato un’anima con la quale
confrontarsi e magari cercare di gettare alle spalle la propria vita
fatta di incertezze e solitudini si dileguasse presto, sempre troppo
presto, in ogni caso sicuramente prima che il telefono annunciasse
cinguettando un’altra maledetta sveglia…
…Riccardo ci pensava spesso alla foto perfetta, ma più passava
il tempo e più questo concetto si allontanava dall’orizzonte
della sua immaginazione e dallo schema bizzarro di una
creatività forse inesistente.
Qual’era la foto perfetta?
Era quella specie di messaggio subliminale animato da una intensa vita
interiore e amalgamato in una magica manciata di pixel digitali che si
andavano a memorizzare, in una frazione di micromillesimi di secondo,
sulla superficie lucida del CCD per poi essere trasferiti, più
veloci di un lampo, sulla card elettronica? …
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